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La costruzione materiale e immaginaria di una delle più grandi ville del mondo romano

Anche se è uno dei monumenti più famosi di Pompei, la villa di Diomede non era mai stata oggetto di un importante studio archeologico, commisurato alle sue eccezionali caratteristiche.


Posizione di Villa Diomede e di altre grandi ville a Pompei
  • Posizione di Villa Diomede e di altre grandi ville a Pompei
  • © Villa Diomedes Project

In primo luogo, la villa è uno dei primi edifici scavati a Pompei (1771-1775). Il responsabile degli scavi, Francesco La Vega, ingegnere militare al servizio del re Carlo di Borbone, ha prodotto delle relazioni e dei rilievi estremamente precisi, costituendo così un insieme di documentazione eccezionale.

In secondo luogo, l’eccellente conservazione della Villa di Diomede e la sua immediata vicinanza all’ingresso nord di Pompei, dove erano parcheggiate le carrozze dei pochi privilegiati che potevano visitare il sito alla fine del Settecento, ne hanno fatto uno dei monumenti più emblematici del Grand Tour in Italia, abbondantemente descritto e riprodotto da artisti e architetti.

Mappa di villa Diomede e dintorni
  • Mappa di villa Diomede e dintorni
  • © Villa Diomedes Project

In terzo luogo, è uno dei più grandi cantieri edilizi di Pompei, al di fuori del perimetro urbano, vicino a Porta Ercolano; articolato su quattro livelli, si estende su oltre 3700 m2, con una vista panoramica sul Golfo di Napoli, proprio di fronte all’isola di Capri.

Infine, la conservazione delle sue decorazioni, sebbene oggi erose, è particolarmente interessante, in quanto diverse sale del piano inferiore hanno conservato le pitture originali dei soffitti voltati.

 

Per studiare il monumento in tutte le sue componenti, sono stati messi a sistema diversi metodi:

  • Raccolta e analisi dell’archivio storico dedicato alla villa, per un totale di 560 documenti identificati (link image database).
  • Catalogo dei graffiti lasciati dai viaggiatori del Grand Tour nella villa, utilizzando immagini scientifiche (IR, UV, RTI). Dalla fine del XVIII secolo sono stati registrati più di 1200 nomi.
  • Informatica e modellazione 3D. Il punto di partenza è stato l’allestimento di un modello digitale della villa al suo stato attuale. I disegni storici degli architetti dell’Ottocento e le indagini archeologiche prodotte nell’ambito di questo progetto sono stati poi proiettati sul modello attuale, come diversi livelli interpretativi.
    Il modello 3D funziona quindi come una vera e propria macchina del tempo, ripristinando l’evoluzione della villa nel tempo e offrendo una visita virtuale al momento della sua scoperta.
  • Archeologia della costruzione e della decorazione (studio del costruito, senza ricorrere a scavi): stratigrafia degli elevati e caratterizzazione delle tecniche di costruzione, utilizzando specifici database e un sistema informativo geografico (GIS) (link: ACOR: https://acor.huma-num.fr/). In totale sono state distinte cinque fasi di costruzione per il periodo romano, dall’inizio del II secolo a.C. al 79 d.C. Danneggiata dai terremoti che precedettero l’eruzione del Vesuvio, la villa si trovava in piena ricostruzione nel 79 d.C.
  • Ingegneria strutturale e caratterizzazione della vulnerabilità dell’edificio.
  • Analisi della trama urbana e delle forme di proprietà in questo settore di Pompei.
  • Prospezioni geofisiche all’esterno e all’interno della villa, che hanno rivelato un insieme di stanze sotterranee appartenenti alla prima fase dell’edificio.
  • Mappatura e identificazione degli oggetti provenienti dalla villa, con circa sessanta pezzi identificati nelle collezioni del Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

 

Video di presentazione del Progetto Diomede di Alban-Brice Pimpaud da vedere anche su Vimeo.

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